Donne

donneLa donna è donna appena nasce. Sia la mamma che il papà, quando diventano genitori di una bambina, mostrano il loro entusiasmo. Volevamo proprio una bambina, volevamo proprio una bambina ma davvero volevamo una bambina. Quando il primogenito è maschio, l’entusiasmo è talmente alto che solitamente si tende a nasconderlo e si dice puntualmente che avrebbero preferito una bambina. Ma, non bisogna prendersela con i neo genitori. Il mondo in cui viviamo è un mondo maschile. Per loro, la donna è una bambola fatta di carne e ossa, una pera sulla quale esercitare i propri colpi (sia con le mani che con i piedi), una serva, una consolatrice per quando la vita si mette male, uno straccio da buttare via per quando le cose si mettono bene.

Fino a quando la bambina è una neonata, viene vista con molta preoccupazione dalla mamma e dal papà. Il padre vive in uno stato di perenne panico temendo che gli occhi azzurri del suo piccolo angelo, ad un certo punto, diventeranno gli occhi castani di sua suocera. La mamma, invece, guarda le gambe. Non è possibile, non è possibile che queste gambine resteranno grasse e corte, che l’amore della mamma somiglierà alla suocera della mamma. La bambina dovrebbe avere delle gambe lunghe, proprio come la mamma. Se la mamma non avesse avuto gambe lunghe chissà se avrebbe trovato marito a trentadue anni?

Quando la bambina inizia a frequentare la scuola materna, solitamente, porta già i capelli lunghi. Sui capelli non si fa mai mancare un cerchietto. Dorato oppure d’argento. Ora, è una principessa. Grazie a Dio somiglia al padre e tutti quelli che le stanno intorno non fanno altro che ripeterlo. Quando il bambino somiglia al papà, questo è una prova che la madre non sia una prostituta. Quando la bambina non somiglia né al padre con gli occhi neri né alla madre dai capelli castano scuri e con degli occhi color nocciola, quando la principessa ha i capelli rossi e gli occhi color mare, allora davanti alla famiglia stupita, si tira fuori la somiglianza con un defunto pro zio e la mamma cambia subito il colore dei capelli.

Ogni principessa, al compimento del suo quarto anno, inizia a frequentare un corso di danza, canto e naturalmente, un corso di inglese (al momento è consigliato il metodo di Helen Doron). La danza risulterà molto utile per farla muovere graziosamente sulla pista da ballo. Come se fosse una vera regina. Sapere l’inglese è d’obbligo, perché se durante il concorso di bellezza per Miss Mondo il conduttore dovesse chiederle come intende cambiare il mondo. Darei da mangiare ai bambini affamati, dirà la nostra Miss in inglese e si guadagnerà l’applauso della giuria seduta in prima fila.

Le principesse crescono. A sette anni, conoscono già lo smalto per le unghie che va per la maggiore e come mettersi in posa quando la mamma e il papà vogliono fare loro delle foto. Continuano a ballare, recitare e a cantare, sperando di diventare delle famose conduttrici televisive, attrici, cantanti oppure delle modelle. In terza media sono tutte ossessionate dal triste fatto che non riescono a dimagrire di mezzo chilo, che hanno un seno piccolo, che non sono alte un metro e ottanta e hanno dei capelli troppo sottili. Hanno bisogno di fare delle extension, sistemare le unghie utilizzando il gel e comprare dei reggiseni push-up che trasformeranno i loro germogli nei palloni da pallacanestro.

Alle superiori conoscono già tutte le tecniche per nascondere i difetti del loro corpo e valorizzare i pregi. Quelle che hanno un seno prosperoso non fanno altro che mostrarlo a tutti, anche a meno venti gradi. Quelle che non hanno tale fortuna, si rivolgono agli amici della mamma, i chirurghi plastici. Ora, sono proprio donne che devono attirare l’attenzione degli uomini. La parte intelligente delle donne è consapevole del fatto che la propria intelligenza deve essere nascosta davanti agli occhi maschili. L’intelligenza femminile castra il maschio.

Se una donna si laurea e poi prosegue ulteriormente gli studi fino al dottorato, per esempio, se diventa la presidentessa di una nazione, di lei si parlerà soltanto in termini di bellezza. E’ bella oppure brutta? Al bisogno di mostrarsi bella, non ha resistito neanche Angela Merkel quando, nel 2008 a Oslo, si è presentata con un abito da sera molto scollato mostrando il suo prosperoso seno.

I media continuano a far sentire in colpa le donne di tutte le età, se non hanno un aspetto da copertina dei giornali, in cui viene puntualmente utilizzato Photoshop. Ultimamente, sono particolarmente attraenti “le ragazze” intorno a sessant’anni. Il messaggio è chiaro. La donna, anche in punto di morte deve essere attraente. Una famosa “ragazza” delle estrazione del lotto, parliamo degli anni Ottanta, che oggi sembra essere più “ragazza” rispetto a quarant’anni fa, in questi giorni ha svelato il posto più eccitante dove avere rapporti intimi con il maschio. Senza alcun dubbio, in cima alla sua lista risultano le scale, mentre in fondo alla lista, c’è il mare.

Che dobbiamo fare? Buttare addosso a questa “ragazza” che fa sesso come mai in vita sua, pietre? No. Forse, facendo certe dichiarazioni e mostrando un seno vecchio sta semplicemente guadagnando il suo pane quotidiano. La povera donna è una di noi, di quelle che non si arrendono. Bisogna provare dispiacere? Sì, bisogna provarlo. Per lei, per noi.
Possiamo salvarci? No.

 

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Expo che viene, Expo che va

Ci siamo quasi. Sono passati i sei mesi dalla apertura di questo tanto chiacchierato evento milanese. Siamo partiti con il solito sarcasmo italiano facendo battute sui padiglioni non ancora finiti e l’ennesima brutta figura mondiale. La stampa parlava del coinvolgimento mafioso, del grande capitale investito nel momento della piena crisi finanziaria del Paese. Un flop annunciato, sembrava. E invece no. A un mese dalla chiusura prevista tra poche ore, esattamente, il 31.10, i media hanno cambiato le loro parole scrivendo articoli di grande elogio e di come la città di Milano abbia (ri)trovato la sua bella immagine. I numeri, alla fine, hanno dato ragione al unico entusiasta dell’evento, Matteo Renzi, che ancora prima della apertura dei cancelli parlava di un successo garantito. Statistiche alla mano, si tratta del secondo Expo più visitato di tutti i tempi. Parliamo di circa venti milioni di visitatori.

Personalmente, non amo luoghi affollati e tanti rumori. Se non mi avessero regalato il biglietto, non sarei andata. Che poi, fermiamoci un istante sul prezzo. Acquistando il biglietto in prevendita, a maggio, per un costo di circa 27 euro, eravamo convinti di avere fatto un affare (nel mio caso, era convinta la persona che mi aveva regalato il biglietto). Non è andata così. In primavera ci dicevano di non andare in quanto i padiglioni non erano finiti e non c’era nulla da vedere. In estate, con la migliore delle volontà, a Milano c’erano 40 gradi e c’era poca voglia di fare turisti a Rho. A settembre, si erano create otto ore di coda davanti ai padiglioni che dicevano essere molto belli. Io non so voi ma, davanti a questa informazione, a me passa del tutto la voglia di visitare qualsiasi cosa. Mi chiedo ancora adesso, che cosa vale otto ore di attesa? Oltre alle code immense, apparse improvvisamente, sono anche apparsi in vendita dei biglietti a soli dieci euro. Scorretto, nei confronti di chi fino a settembre aveva pagato tre volte tanto. Ma la correttezza, si sa, è inquilina di poche case.

Per quanto riguarda l’evento, cercherò di essere obiettiva. Mi sono ridotta alla gita durante l’ultima settimana. Sono andata con una amica che ha avuto in regalo quattro biglietti e in pratica ha passato tutta l’ultima settimana a Rho. E’ stata un’ottima compagnia. Se non siete degli entusiasti di certe manifestazioni, portate con voi chi invece è il vostro opposto. Vi passerà un po’ di entusiasmo e cambierà leggermente la vostra prospettiva. Per esempio, nessuna delle due ama luoghi affollati ma la mia amica, tra un tiro di sigaretta e un sorriso smagliante, ha detto che lei sa che al di fuori della struttura c’era Rho, il niente intorno e quindi non percepiva la folla. La nostra gita è stata davvero improvvisata, tanto che non avevamo idea di come muoverci. Nessuna delle due aveva voglia di fare la fila. Abbiamo anche tentato di fare una chiamata ad un collega di lei per farci dare il pass dei giornalisti. Purtroppo il pass era con la fotografia. Il nostro piano era fallito con una telefonata. Siamo entrate nel padiglione del Myanmar e della Tanzania. Non c’era nessuno. Chiaro, non c’era nulla neanche da vedere. Sembrava un mercatino delle pulci. Cosa c’entra con il tema del cibo?

Alla fine abbiamo capito che non esistevano le scorciatoie. Dovevamo fare almeno una fila seria. Entrambe volevamo vedere gli Emirati Arabi. Alle cinque del pomeriggio, la coda era di quattro ore. Abbiamo optato per l’Iran. In dieci minuti eravamo dentro. Ci è piaciuto molto. Semplice, essenziale, organizzato bene. C’era anche una musica molto rilassante, ci siamo sedute per terra a guardare le immagini del Tehran sullo schermo. Una buona primavera promette un buon anno, si dice da quelle parti e quindi speriamo in una buona primavera e in un viaggio in Iran. Il secondo padiglione (e la seconda coda) è stato quello del Qatar. Un’ora sicuro di attesa. Pare che era un posto molto ambito in quanto veniva spiegata la desalinizzazione. Purtroppo era calata la nebbia, faceva fredda ma soprattutto c’era una grandissima umidità. Fortunatamente, l’atmosfera intorno a noi era davvero gioiosa (chi avrebbe mai detto che le file rendono le persone allegre?) e poi c’era un concerto con dei bravi cantanti. Anche qui, siamo state contente della nostra scelta. Abbiamo imparato qualcosa sul cibo del Qatar partecipando a una piccola lezione in cui abbiamo scoperto che il 90% degli alimenti viene importato in quanto hanno il problema dell’acqua per coltivare il cibo. Il padiglione è molto tecnico, esteticamente allestito bene. Qualcosa si impara, per cui, coda accettabile.

Arrivando alle 16.30 non si può aspettare di vedere tanto in quanto i padiglioni chiudono alle 20. Dopo il Qatar, dovevamo andare di fretta. E così, di fretta siamo andate in Russia dove abbiamo apprezzato sia la loro vodka sia l’installazione in cui veniva spiegato l’intero processo chimico. Di corsa in Oman che ci era stato consigliato da una ragazza che abbiamo incontrato in fila ma non ci è piaciuto particolarmente. Di fronte, non certo geograficamente parlando, c’era il Turkmenistan. Tappeti bellissimi e barche in esposizione. Che c’entra con il tema Expo? In Estonia siamo tornate due bambine che non si schiodavano dalle altalene di legno (neanche di fronte a dei bambini che volevano il nostro posto). C’era un bellissimo pianoforte che la mia amica ha deciso di suonare insieme ad un bambino mentre il padre sorridendo mi ha sussurrato un “almeno i soldi che abbiamo speso per le lezioni sono serviti a qualche cosa”. Comunque anche l’Estonia ci sembrava molto lontana dal tema ma almeno ci siamo divertite.

Correndo a vedere lo spettacolo dell’albero della vita, velocemente ci siamo fermate da Obama che aveva un piano per sfamare il mondo. Avere un piano è già qualcosa, giusto? La mia amica ha trovato molto utile tutte le spiegazioni americane, io dopo cena non avevo voglia di immergermi nelle letture dei vari schermi. Abbiamo concluso la serata con lo spettacolo dell’albero che entrambe abbiamo definito molto kitsch ma carino. Mi sembrava di trovarmi nuovamente a Tivoli, il più antico parco divertimenti europeo. Anche lì ho assistito ad uno spettacolo simile. Senza l’albero. Soltanto giochi di acqua. Come in tutte le cose, ci sono lati positivi e lati negativi. Expo, per me, è stato così.

Se vi piacciono i miei articoli potete votarmi presso mini max, una toplista con un nome molto simpatico. Così condivideremo la nostra esperienza con molte altre persone, com’è succede ad Expo dove si intrecciano le culture e popoli.

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Dietro la notizia

PasseroI tempi sono moderni, tecnologici e informatici, ma la furbizia è rimasta lo stessa. Anzi, è aumentata sfruttando i nuovi mezzi di propagazione delle notizie. Quella caratteristica caratteriale molto apprezzata da noi. La peculiarità abbondantemente diffusa nella nostra dirigenza. E’ un fatto culturale e non si può fare molto. La furbizia può essere una qualità o un difetto. Spesso si mescolano questi due attributi e l’aspetto ovviamente brutto va considerato come una virtù. Basta pensare agli evasori fiscali che spesso vanno condannati moralmente dall’opinione pubblica, ma frequentemente sono considerati dei furbacchioni che tutto sommato fanno bene, ad evadere le tasse; visti anche con una certa invidia dagli altri.

Ma la furbizia è un’arma micidiale per gli politici. Ne fanno uso quotidiano con lo scopo di presentarsi meglio di quello che in realtà sono. La scintilla per questa riflessione mi è scattata qualche giorno fa. Il nostro primo ministro ha fatto uno tweet di quelli autopromozionali. Ci ha comunicato che la bolletta per la luce dall’aprile scenderà del 1,1% e che le cose vanno bene. Mi piace il modo. Mi dice che va meglio e mi da anche un argomento per supportare l’affermazione. Cavolo che bella notizia. Risparmierò un po’ di soldi. Ma io sono curioso: quanti? Tiro fuori le mi ultime bollette dell’energia elettrica. La media è su 60 euro al bimestre. Pertanto la spesa è di circa 360 euro all’anno. Dai, arrotondiamo a 400; sarà più semplice fare il calcolo. In effetti, le ultime bollette che ho controllato sono “invernali” e io possiedo anche un condizionatore d’aria. D’estate, quando scende l’afa milanese, si accende spesso e consuma parecchio.

Adesso faccio i calcoli, senza l’uso della calcolatrice. Un centesimo, cioè un percento di 400 è 4, e il 0,1% e un decimo dell’importo già calcolato, cioè 40 centesimi. Perciò il mio risparmio è di 4,4 euro, all’anno. 3 caffè e un cappuccino. Mi prende in giro? Cavolo, è meglio risparmiare questa cifra che doverla spendere in più, ma nella mia vita è proprio irrilevante. Non è nemmeno un millesimo di quello che spendo ogni anno. Ma il tizio è pagato da me e non potrebbe usare il suo tempo per fare qualcosa più utile che diffondere l’ottimismo di marmellata. E no! Perché lui è furbo, capisce che alla gente piacione le notizie positive, per quanto riguarda la società (negli altri campi preferiscono quelle opposte, cioè la cronaca nera), che non sono molti che se la cavano bene con la matematica, e anche quelli pochi sono un po’ pigri. Pertanto la tattica è: due belle notizie alla settimana. Il martedì si annuncia diminuzione dei prezzi di alcuni servizi e il venerdì si comunica che il tempo per il fine settimana sarà bello. Così la gente e contenta e grida unisono (quasi): viva Renzi!

Ci da queste notizie futili, perché di quelle veramente buone, non ne ha. Ma è un grande comunicatore e sa bene come nascondere quella falla. I media ci stanno. I telegiornali si assomigliano sempre di più ad una rassegna Internet. Non c’è il giorno quando non ci fanno vedere cosa ha cinguettato il presidente del consiglio o qualche suo ministro o discepolo. Dopo passano spesso al blog di Beppe, per farci vedere l’aggiornamento del suo sito. Ed anche i giornali e settimanali seguono il trend, assecondando i nostri cari politici. Ma ha nessuno viene voglia di aprire un po’ gli occhi a questo popolo?

Presentare in un giornale il messaggio sopra menzionato di Renzi, fare i due calcoli i mostrarli su una schermata. “Ecco signori a voi un approfondimento della notizia. Qui potete vedere a quanto ammonta il vostro risparmio”. Se non si vuole esporre e commentare la notizia, per non schiacciare qualcuno importante, basterebbe fermarsi qui. La gente inizierebbe a capire. E finché questo non succederà siamo condannati a subire questi giochetti e cascarci sopra. Nelle prossime elezioni vincerà che ha più bravo a comunicare, a sorridere a convincere, a prescindere dalla veridicità e fattibilità del programma che propone. Senza parlane di garanzie: “se non se non realizzo il programma, mi dimetto”! Ma questa non la sentiremo mai.

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A me con stupore

Mi piacciono bei titoli. Quando cerco qualcosa, clicco sempre su un risultato che porta una bella denominazione. Visto che io sono la misura del mondo, suppongo (illegittimamente, come si è visto nei miei numerosi abbagli) che altri ci cascano lo stesso. Inoltre, si rima anche con il precedente: la contentezza ai massimi livelli. Mi sono fatto un’arrabbiata e un petto di pollo con le verdure grigliate, come contorno. Mi sono concesso anche un quartino di vino rosso, frizzante e così adesso soffro un po’ di sonnolenza. Strana ‘sta mia creatività dopo il pranzo a stomaco pieno. Di solito, dopo un pasto abbondante il cervello non funziona perché tutto il sangue va nella zona addominale. I vecchi saggi cinesi raccomandano di riempire soltanto due terzi dello stomaco e di lasciare un terzo libero per i movimenti spirituali. Mica scemi, ma io sono un occidentale, poco rispettoso delle buone regole.

Allora, di cosa volevo riflettere oggi? Andando al ristorante osservavo le pozzanghere presenti sul marciapiede. Riflettono l’ambiente che si trova attorno. Fanno da specchio alle nuvole nere, pesanti che nascondono il cielo e il solo. Grandi, grigie e minacciose: ogni momento possono mandarci giù un acquazzone. E io non avevo ombrello con me. Mi sono preso il rischio in quanto speravo che anche il cielo riposi nell’ora di pranzo. Sono stato fortunato e sono riuscito a tornare nella mia stanza tutto asciutto. Bel calduccio qui, perfetto per fare uno sonnellino. Mentre il mio sguardo è rivolto verso il monitor sul quale è aperta la posta elettronica, gli occhi si socchiudono da soli. Mi sforzo di riaprirli. Dovrei ricevere una mail che mi confermi una riunione nel primo pomeriggio. Spero che non arrivi.

Perché non ho voglia di unirmi con la gente: preferisco rimanere in pace, appoggiato sulla sedia, fingendo di esaminare qualche questione importante sullo schermo del computer, mentre in effetti mi trovo lontano, sopra quelle nuvole dense. Esiste un’altra ragione per la quale prego il tizio che ci controlla (non mio capo, ma il capo dell’umanità) di far disdire l’incontro. Devo riprendere la macchina che stamattina ho portato dal meccanico in quanto ho un problema con la trasmissione della potenza del motore sulle ruote. In effetti, la stesso problema avevo anche 2 settimane fa quando per la prima volta ho consegnato il mio bolide alla concessionaria. Venerdì passato ho pagato un conto abbastanza salato e stavo tornando a casa. Appena la parte problematica si è un po’ scaldate, lo stesso difetto è riemerso.

Mi hanno cambiato il pezzo e la frizione slittava ancora. Ma come è possibile. A me le idee e le ipotesi vengono in un attimo. Devo rallentarle e mettere in ordine; una dietro l’altra, per essere esaminate e valutate. La prima è che non hanno cambiato il pezzo, ma me l’hanno fatto pagare. L’altra, che mi hanno detto che problema è la dove non c’era e che mi hanno sostituito, a pagamento, qualcosa che non andava toccato in quanto il problema risiede in un’altra parte. Uno meglio dell’altro. Stavo già pianificando quale arma usare lunedì prossimo, cioè oggi, quando riporto il mio gioiello di nuovo da loro. I discorsi che gli facevo mentalmente, nei modi e termini più vari, mi passavano per la testa tutto il fine della settimana.

Ma io non sono uno violento. Stamattina mi sono presentato, con una voce seria, ma educata, ho spiegato che il lavoro non è stato fatto o non è stato fatto bene. Abbiamo provato la macchina ed il difetto si è visto subito. Il tizio era molto umile, si è scusato e appena dopo due ore mi ha chiamato, comunicandomi che l’auto era stata sistemata. Adesso vado a riprenderla. Speriamo bene.

 

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Al mio artista con l’amore

Non è la prima volta che visito questa bellissima città. Ho già ammesso la mia ignoranza sulla letteratura e la storia della mia defunta nazione ma oggi ho deciso di passare ad un tema più personale. Chi di voi ha letto la prima parte di “Una croata a Belgrado” sa già del mio grande amore per la bicicletta e delle noiose domeniche passate a casa del fratello di mia nonna, privata senza alcuna pietà del “giocattolo” preferito. Sapete anche che per protesta mi impegnavo ad essere una bambina associale e probabilmente odiosa vista con gli occhi degli altri bambini. Nel mucchio di ragazzini, io avevo scelto l’unico che mi ignorava e non voleva essermi amico, mio cugino che all’epoca frequentava l’accademia di arte.

In quel periodo il mio cartone preferito era uno di origine croata dal nome “La foresta incantata”. Il personaggio principale era un pittore, nella mia testa di allora, un uomo molto buono e dolce. Era vestito di bianco e indossava un buffo cappello in testa. Dipingeva dentro una foresta. Qualsiasi oggetto disegnava diventava reale, usciva dalla tela e diventava parte della storia. Principalmente uscivano gli animali. Anche se oggi ho, ma non importa l’età in fondo, in quei giorni seduta sotto l’albero speravo che anche mio cugino avessi poteri simili. Una parte di me si aspettava di vedere una scena simile. Ovviamente non è mai accaduto.

Nel corso dell’anno continuavamo a frequentarci. Dovete sapere che a scuola il disegno non mi piaceva proprio. Ancora oggi non capisco perché i bambini vengono costretti a dovere fare cose che non sanno fare. Per fortuna, anche se incapace, ero brava a delegare e farmi dire sempre di si e così passavo i miei disegni a lui. Un giorno, la maestra di arte ci diede come compito da fare a casa un puzzle. Prima dovevamo costruire il fondo con la plastilina credo, poi tagliarlo a piccoli pezzetti e sopra disegnare il fondo marino. Credo che quel compito fosse una della mie prime disperazioni scolastiche. Per fortuna c’era il mio artista personale, buono, gentile, dolce e disponibile. Se ripenso a quell’episodio non riesco a trattenere la risata, perché fin da piccola ero una maniaca del controllo e gli dicevo sempre “mi raccomando, ricordati che faccio la terza elementare, devi fare il disegno non come sapresti farlo tu, deve essere più infantile”. Alla fine presi il massimo dei voti ed è una delle cose più belle che ricordo. Sfortunatamente lui non si ricorda niente, a parte il fatto che ero insistente e noiosa.

Ora, potrei anche raccontarvi la storia della mia vita ma temo ci vorrebbe molto tempo per scriverla. E’ prevista per un altro momento e un altro luogo. La cosa alla quale tengo è raccontare ciò che la vita mi ha presentato ultimamente. Non che io sia un tipo particolarmente spirituale o roba del genere ma nelle coincidenze ho smesso di credere. Per me tutto accade per un motivo che più avanti si avrà modo di capire. Comunque, una volta l’anno vengo qui a Belgrado per rigenerarmi dalla società Occidentale. A questo proposito mi viene sempre in mente la seconda parte del documentario “Zeitgeist” e le parole di Krishnamurti in cui dice “Se siete amalgamati in  una società profondamente malata, significa che voi siete malati”. Forse non erano le parole esatte ma il concetto era questo. Dunque, quest’anno (ora siamo a giugno) non mi ero ancora rigenerata mentalmente, per cui sono venuta qui, cosa che tra le altre consiglierei a tutti, perché al giorno di oggi trovare un angolo rimasto intatto dagli anni Ottanta è cosa piuttosto rara.

Dovete sapere che mio cugino è sposato da molti anni e che io e sua moglie siamo amiche. Quando sono atterrata mi ha detto “mi sono dimenticato di dirti, per una settimana saremo soli”. La moglie aveva portato in gita i “suoi” bambini dell’asilo. Appena arrivata è successo il fini mondo, l’inondazione. Tutta la Serbia è stata colpita da forti piogge, c’erano problemi con l’acqua e tutto quello che ne segue. A causa del maltempo siamo rimasti chiusi in casa quasi per una settimana, che poi, a dirla propria tutta, non siamo due tipi particolarmente attivi. Credo di non essermi divertita così tanto neanche quando ero bambina! E’ stata la nostra prima volta insieme, dai tempi del “famoso” albero e dei suoi pennelli. Purtroppo per me continua a parlare di pittura come se io fossi una critica d’arte. Ho provato a dirgli “guarda che io non capisco” ma lui mi dice sempre “tu sei molto creativa”. E così in una delle tante giornate piovose abbiamo inventato una installazione per una mostra che avrà in autunno.

Sono ancora incredula che abbia accettato consigli dalla ragazzina che non sapeva disegnare un fondo marino e che evita di presentarsi nel suo atelier dicendo sempre “no grazie, per me c’è troppa puzza”. Insomma, la mia breve convivenza con lui è stata un vero spasso, soprattutto quando mi ha detto “sai che sono proprio contento che mia moglie è andata via, se lei fosse qui, non potrei dormire fino a tardi e non pulire casa” (al che vi rimando alla introduzione del libro di Laura Kipnis, “Contro l’amore”, sulle regole coniugali).

La settimana è stata intensa e qui parliamo di cose serie, l’acquisto di una macchina. Dovete sapere che in Serbia si vive arrangiandosi e che la Fiat è la macchina più gettonata, non perché costa poco ma perché essendo loro sicuri che i pezzi si romperanno subito, qui, i ricambi non costano quasi niente. Nel frattempo le piogge sono calate e io sono andata al mercato (storia che richiederebbe una pagina a parte). Salgo a casa, piena di borse varie quando mi chiama per dirmi “affacciati al balcone che ho preso la macchina”. Ormai sono passate settimane e io sento parlare della sua Fiat Punto (anno 2003) in continuazione. Sfortunatamente sono anche italiana e ho dimestichezza con la lingua. Ogni giorno mi chiede di fargli traduzioni fino a quando, un giorno non ha raggiunto il culmine. Il vecchio proprietario, un uomo di Milano, è sfortunatamente (per me) presente su Facebook. Alle due di notte, il mio caro artista mi ha dettato una mail assai professionale in cui chiede informazioni sulla macchina “perché sai qui in Serbia tutti imbrogliano quando vendono”. Ora siamo ancora in attesa di una risposta.

Insomma la vita con un pittore rimasto ragazzino è davvero divertente. Certo, non è stato proprio divertente quando durante una grigliata in mezzo al bosco, al freddo e sotto la pioggia mi ha avvolta dentro una pellicola per poi mettermi contro un albero (sul ramoscello sopra la mia testa c’era anche un sacco della spazzatura), il tutto nel nome dell’arte oppure della sua noia. Quando ho detto “va bene, ti sei divertito, ora puoi togliermela”, la risposta è stata: “Perché? Ti lamentavi del freddo. Non mi dire che così non stai meglio?”. Stavo meglio ma quando hai una sete infernale e non puoi prendere un bicchiere perché sei in modalità “mummia” tutto diventa relativo. Per fortuna intorno a me c’erano uomini pronti a salvarmi dalla pellicola e dalla creatività della mia famiglia.

Quando diventerò grande (non che io non sia “grande” ma suona fico scritto così), voglio diventare come lui: un adulto istruito, intelligente, divertente, dolce, sensibile, con una “sana” visione del mondo che però nonostante tutte le difficoltà della vita trova il modo di stare nella leggerezza, divertendosi come un bambino e chissà, forse immobilizzare le persone come delle mummie è davvero divertente. Devo ricordarmi di appuntarmelo da qualche parte! E ora, come prova del nostro divertimento eccovi queste due ultime creazioni, fatte nel cuore della notte, senza un senso e un perché, ma in fondo fare qualcosa senza sapere il perché ridendo fino alle lacrime è bello! Ogni tanto bisogna ricordarselo oppure fare entrare qualcuno nella vostra vita che ve lo ricordi!

 

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RAI, ma cosa fai?

Rai cosa fai

Da un po’ di tempo che mi gira l’intenzione di esprimermi sulla nostra televisione statale che sta diventando una cosa oscena. Il contenitore si è travasato con le Olimpiadi di questi giorni, parallelamente con la campagna di abbonamento promossa da tutti i canali. Io ho pagato il canone in tempo, senza una piccola sovrattassa; ma quando la menzionano non possono dire quanto vale? Tutto nel segno di trasparenza all’italiana, è piccola, ma non ti dico quanto. Se a qualcuno può interessare, si tratta di 4,47 euro per chi paga entro la fine del febbraio. In effetti non è molto e non riesco a comprendere perché si nasconde la cifra.

Allora, io pago regolarmente perché sono un coniglio e ho paura di andare contro le leggi e subire delle sanzioni. Vedo che c’è tanta gente se ne frega altamente di pagare i propri debiti; prendo ad esempio il mio condominio dove ci sono delle morosità spaventose di alcuni condomini, ma non succede niente. Torniamo alla RAI. Come già accennato, ho saldato la somma richiesta e dovrei avere qualcosa in cambio, spero. Così sono tornato venerdì passato dall’ufficio e volevo vedere la fine della cerimonia d’apertura a Sochi. Prendo il telecomando, premo l’accensione e vado su primo canale – niente. Premo il bottone più, ma anche qui lo schermo non presentava il contenuto voluto. Lo stesso con il terzo canale. Ma, sarà su RAI Sport. Sfoglio l’elenco perché non mi ricordo i numeri (ci sono due frequenze). Niente.

Non è possibile, un evento internazionale di questa portata e io non posso seguirlo. Premendo ulteriormente dei tasti finalmente scopro un posto che trasmette l’avvenimento; è Cielo, parte libera dello Sky, quello satellitare a pagamento. Un’anima buona ha deciso di sopperire le sofferenze degli italiano (quelli non abbonati con Sky) mettendo a disposizione gratuita un po’ di gare. Almeno qualcosa, grazie ai privati che i miei soldi non hanno mai visto. Ma quelli che pago quasi non menzionano questa manifestazione sportiva. Tutto ha avuto inizio, penso, hanno scorso quando la metà delle gare di formula uno erano in differita, le partite della Champions son passate a Mediaset.

Ma non si tratta soltanto dello sport. Sui primi 3 canali non mi ricordo quando ho visto un film decente. Tanto tempo fa, spesso guardavo i film su RAI 4, ma sono tempi passati. Recentemente trasmettono soltanto le pellicole firmate Hong Kong, di bassissimo costo e la qualità del tutto scadente. Canali sportivi prevalentemente danno le repliche delle partite giocatesi 30 anni e più fa; non costa proprio niente tirare fuori la registrazione dall’archivio. E mi dicono che sono i migliori in Europa e che hanno 14 canali; ma nemmeno uno che vale qualcosa. Gli hanno aperti tanti per poter dare un posto di lavoro (posto sottolineato e in grassetto) ai parenti, agli amici e a quelli ai quali devono qualche favore.

I soldi per spendere su una programmazione almeno decente non ci sono, ma per i stipendi milionari sì. E dopo quelli ti spiegano che loro paga è coperta dalla pubblicità che accompagna il programma. Ma sei statale e non privato. I programmi che guadagnano sostengono quelli utili che non possono produrre un profitto. Ma così si fa in parte anche a Mediaset. E mi chiedo chi li guarda, per esempio Fazio e Lettizzetto, specialmente quest’ultima. E di un livello disastroso, culturalmente inaccettabile, ma io devo pagarla: non posso scegliere se abbonarmi o no, perché questa è la “nostra” TV. Anche le scimmie protesterebbero se dovessero essere costrette a vedere le sue esternazioni. Mi viene anche qualche dubbio che tutto si fa a posta. Più la gente è scontenta, ci saranno più abbonamenti su Sky e non mi schioccherebbe se si scoprisse che qualche alto dirigente RAI è stato corrotto a proposito. Per loro non cambia niente, pubblico contento o meno, i finanziamenti ci sono, e sono sicuri; per cambiare, paghiamo noi, Italiani.

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Niente ci può sorprendere

“Tutto finisce in niente. Anche se non mancano gli idioti farfuglianti. Non parlo di me. Io una visione ce l’ho. Sto parlando di voi. Dei vostri amici. Dei vostri colleghi. Dei vostri giornali. Della tv. Tutti molto felici di fare chiacchiere. Completamente disinformati. Morale. Scienza. Religione. Politica. Sport. Amore. I vostri investimenti. I vostri figli. La salute. E con tutto ciò, arriva sempre il giorno in cui vi ficcano in una scatola. E avanti con un’altra generazione di idioti, i quali vi diranno tutto sulla vita, e decideranno per voi quello che è appropriato. L’orrore, la corruzione, l’ignoranza e la povertà, i genocidi e l’Aids e il riscaldamento globale e il terrorismo e quegli idioti dei valori della famiglia e quei maniaci delle armi.” Ma come diavolo abbiamo fatto ad arrivare vivi fino al ventunesimo secolo? Aprite i giornali (oppure leggeteli in rete), accendete il televisore, cambiate qualche canale. Vi viene in mente un’altra domanda?

Stando a tutte le tragedie di cui siamo circondati, è un vero miracolo che non siamo ancora in via di estinzione. Per essere più chiara vi faccio qualche esempio. La notizia di otto luglio ci informa della tempesta tropicale di nome Erick che devasta il Messico ma attenzione a Chantal, in arrivo. Il giorno successivo una dettagliata analisi in base alla quale gli uragani sono in aumento, del quaranta per cento, ed ecco operativa Chantal che causa i primi danni. Passano pochi giorni quando mi imbatto nel seguente titolo: “Il nuovo ‘conto’ del disastro in Cina”, “quasi trecento persone sono morte o scomparse”. Sempre nello stesso mese le disavventure meteorologiche si sono spostate nella nostra nazione con notizie dei giornali che annunciavano l’uragano su Torino. Non fa in tempo a placarsi quando ci parlano di una colossale tempesta di sabbia, zona Mauritania. Poi è stato il turno dell’uragano Utor e la tromba d’aria sul litorale romano. Il tutto in poco più di un mese.

Come hanno fatto i nostri nonni a sopravvivere nei tempi in cui le avversità meteorologiche non avevano nomi, quando non era possibile distinguere fra disastri pericolosi e quelli letali? Quando non c’erano centri meteo che potessero informarli di cicloni e anticicloni? Quando non c’erano i media che dessero indicazioni su cosa fare: qual è statisticamente il posto più sicuro nelle nostre case, cosa bisogna avere in dispensa, come trasformare un divano in una funzionale zattera? Quale parte della carne umana ha il più grande valore nutrizionale? Nel caso di bisogno estremo intendo. Stando a tutte queste informazioni che ci vengono offerte quotidianamente (ma non gratuitamente), i nostri nonni passano per degli insensati sciocchi, esseri umani, che si preparavano a tutte queste avversità, restando in casa, continuando a fare ciò che già facevano, aspettando la fine della tempesta. Si dice che Dio protegge gli incoscienti, pensate a tutto quello che hanno vissuto e niente. Sono sopravvissuti. Loro, gli abili giocatori d’azzardo contro la vita.
Nel ventunesimo secolo non c’è cataclisma o apocalisse, non ci sono tempesta, vulcano, virus, organizzazione terroristica che ci possano sorprendere.

Quando i miei genitori frequentavano le elementari, alla fine degli anni Sessanta nell’ex Jugoslavia, c’era una materia che dovrebbero pensare di introdurre oggi nelle scuole, si chiamava NNNI, tradotto “niente ci può sorprendere”. Si potrebbe introdurre utilizzando il sinonimo di NCPS, così potremmo educare i bambini a partire dalla loro tenera età a essere pronti a tutte quelle terribili cose a cui andranno incontro nella loro vita. Tempeste a parte, vogliamo parlare di terrorismo?
Barack Obama ha avvertito gli americani e gli alleati occidentali sulla minaccia della famigerata Al-Qaeda.

Non si sa quando questa organizzazione colpirà, né dove né come né con che cosa ma si sa che succederà. L’allarme resta attivo fino al 31 agosto e fino ad allora dobbiamo prestare la massima attenzione, riempire le nostre dispense nel caso in cui scoppiasse una guerra nucleare, denunciare alle autorità tutti i visi che ci sembrano sospetti o con dei nomi strani e senza ombra di dubbio evitare di andare nei Paesi arabi. Almeno non con gli aerei. Suppongo che fino ad allora si troverà qualche nuovo, letale, pericolo per l’umanità e i giornali ci avvertiranno in tempo, per non lasciarci impreparati al nuovo armageddon. Infatti, come sospettavo. La nuova minaccia si chiama H7N9, è un virus proveniente dalla Cina, il peggiore di tutti. Ha già fatto numerose vittime.
E così non passa una settimana in cui l’uomo non si deve guardare le spalle, sempre in costante pericolo. Fra tutti i pericoli, questo resta il mio preferito: la collisione dei continenti, una notizia che è stata riportata circa un mese e mezzo fa dai maggiori quotidiani mondiali. Si tratta della scoperta di un geologo dell’Università di Melbourne che ha notato, vicino alla costa portoghese, un costante avvicinamento fra il continente americano e quello europeo. “Il mondo è minacciato dalla collisione dei continenti” erano i titoli delle prime pagine, seguiti da una descrizione dettagliata della fine del mondo che noi conosciamo, con un’infinità di istruzioni su come fronteggiare al meglio, questa, nuova e mai sperimentata, situazione. Cittadini europei e americani, un eterno grazie ai giornali e giornalisti responsabili e ai loro capo redattori, ci hanno avvertito in tempo: due gigantesche masse si scontreranno fra circa duecento venti milioni di anni, all’incirca. Questo lasso di tempo, vero, può sembrare estremamente breve ma grazie a tutti questi vigili media abbiamo ancora tempo a sufficienza per prepararci a dovere.

Nei successivi duecento venti milioni di anni il mondo sarà paralizzato dalla paura, periodicamente, giusto per non rilassarci troppo. Fino a quel momento nulla ci potrà sorprendere. Uccidere, forse, anzi sicuramente. Ma non sorprendere perché noi siamo una generazione NCPS. Pronti a tutto. Tranne alla vita.

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Campionessa Bianca

Nel pomeriggio di domenica passata (12/5, mi piace mettere la data così quando rileggo tra qualche anno ho l’informazione a propositi) siamo arrivati a Campione d’Italia, un territorio italiano in Svizzera. Visto che tornavamo da Lugano e si trovava di strada, ho proposto a mia moglie di fermarci a fare due passi e bere un caffè. Ho parcheggiato davanti al famoso casinò, uno delle quattro case da gioco italiane in deroga, e mi sono indirizzato verso il centro. “Scusa, ma non andiamo al casinò” ha chiesto lei. “Due passi li posso fare da qualsiasi parte, ma non dappertutto posso giocare in casinò”, insisteva. Io da buon marito mi sono piegato, anche se il gioco d’azzardo non mi attira per niente. Siamo entrati, ci hanno chiesto di mostrare le carte d’identità e ci hanno fatto anche la foto; non mi è piaciuto per niente essere registrato in quanto queste cose sento come un attacco alla mia privacy. A Monte Carlo mica ti fanno queste storie.

Volevo prendere i gettoni per giocare, ma mi hanno spiegato che non serve e che basta infilare una banconota svizzera in macchina. Dopo, se vuoi cambiare l’apparecchio o smettere, ti da una ricevuto elettronica con il resto o con la vincita. Mia signora ha scelto la prima slot e abbiamo infilato 10 franchi. Io capivo poco, ma lei niente. Uno di quelli aggeggi dove si gioca a multilinea, 5, 10, 25 o 100. Troppo complicato. Ci siamo spostati alla roulette, sempre una macchina, senza croupier. Ad un certo punto è uscito un numero che ha puntato, ma niente vincita; non abbiamo capito come si fa diventare attiva la scommessa. Un’altra slot, questa le piace perché lo schermo è più colorato. Leggo che con due unicorni nella stessa linea tutti i segni diventano joker. Proviamo. Dopo 5 minuti esauriamo i soldi rimasti sul biglietto. Io vorrei andare via a prendermi una birra ma lei vuole inserire altri 10 franchi. Fatto!

Si continua a premere quel stupido bottone. Ogni tanto si vince anche, ma la somma inevitabilmente scende nel suo complesso. Occasionalmente mi chiede di premere il tasto a posto suo. Mi sto annoiando. Guardo attorno. Centinai di slot, quasi tutte occupate. L’età media dei visitatori mi sembra piuttosto elevata. Vedo anche tanti asiatici. Passando con l’automobile davanti all’ingresso principale che su trova sulla strada superiore, abbiamo visto due pullman pieni di cinesi. Ogni tanto si sente qualche suono; sembra che qualcuno riesce anche a vincere qualcosa. E mentre sto osservando l’ambiente, all’improvviso lo schermo davanti a me inizia a lampeggiare e la cifra con la vincita inizia a girare sempre più veloce. Vedo due unicorni appaiati. Bianca è riuscita a vincere qualcosa, ma faccio fatica a capire quanto. Quando immetti la banconota ti danno i crediti ed ogni credito vale due centesimi di franco, perciò devo moltiplicare per 0,02 quello che vedo sullo schermo che mostra circa 50 mila cocuzze.

Normalmente sono un buon matematico, ma il mio cervello ha subito un blocco. Nel primo tentativo la cifra mi sembra troppo elevata e ripeto il calcolo. Lei normalmente fa fatica a fare due calcoli e mi chiede quanto è il premio. Non rispondo, non voglio dire una cosa inesatta e deluderla. Finito il conteggio decidiamo che basta cosi e premiamo il pulsante “Dammi i soldi”. Esce fuori la ricevuta di 1050 franchi, circa 850 euro. Non ci possiamo credere. Andiamo alla cassa e la cassiera ci da 10 banconote da 100 e una da 50, più qualche spiccio. Cavolo, è vero, abbiamo vinto e la cifra è più che rispettabile. Mia moglie ha sulla faccia stampato un sorriso di quelli che non si vedono tutti i giorni e che qualcuno mi dica che i soldi non fanno la felicità.

 

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Uomo

Mi definisco un credente: io credo che Lui non c’è! Ho tante difficolta a comprendere che qualcuno possa credere in Creatore, quello che ha forgiato l’Universo; è talmente complesso che quello che potrebbe averlo plasmato dovrebbe essere molto più complicato del suo prodotto. Rispondere “Dio”, alla domanda “chi ha creato Cosmo” è inoltre intellettualmente disonesto. Si cerca la risposta ad una grande domanda e quando si trova, si ferma, prendendola come un postulato, una dogma. Il quesito successivo è più che ovvio: “chi ha creato Dio”? E qui, se si entra in una discussione con qualcuno, si sentono degli escamotage incredibili. Un mio amico, devo dire con una dose di umorismo, ha risposto: “un altro Dio”. Che gli umani si davano delle spiegazioni semplificate, metaforiche, irrazionali, 5-10 mila anni fa mi sembra abbastanza logico, nella loro ignoranza. Ma oggi sappiamo perché piove, da dove vengono i fulmini, che i vulcani sputtano la lava che si trova all’interno della crosta terrestre.

Peggio di Creatore c’è Dio Personale. Essere convinti che Esso (forse meglio di Lui) non è soltanto responsabile della creazione del mondo intero, ma ascolta le persone, le loro preghiere e desideri, mostra quanto noi esseri umani siamo prepotenti e poco umili. Si dedica personalmente a noi, ma guarda un po’. Si tratterebbe di una specie di psicoanalista universale, capace di ascoltare contemporaneamente qualche miliardo di voci, oppure pensieri rivoltigli. Le mia labbra si allargano in un sorriso quando vedo due squadre che entrano in campo e pregano per la vittoria. Povero Lui; che criterio deve usare per decidere a chi far trionfare.

Mi viene anche una barzelletta a proposito: un poliziotto ferma un prete che di notte guida la bicicletta senza le luci. Lo sbirro gli vuole fare la multa e gli spiega che è pericoloso andare in giro senza luci. Il prete gli risponde che non gli può succedere niente perché Dio è con Lui e il poliziotto trae la conclusione: “Le devo fare un’altra multa perché siete in due sulla bicicletta”.

Il bivio del Medioevo

La fede organizzata si chiama Religione, almeno io uso questa definizione, discutibile ma anche argomentabile. E la religione prevalente nel mondo occidentale, quello più sviluppato, è il Cristianesimo. Nessuno può negare che il ruolo della religione nello sviluppo della società umana sia stato molto decisivo. E dove ci ha portato? In un mondo del tutto materiale. E’ una pura contradizione che una cosa spirituale ti porta in un creato dove i valori materiali sono quelli del tutto dominanti, ma ha una sua spiegazione semplice, e triste.

Tutti abbiamo sentito parlare degli alchemici del Medioevo. Loro cercavano di trasformare il piombo in oro, almeno così ci si racconta oggi la storia. Ma la verità è diversa, e ad alcuni non fa piacere che si conosca. Gli alchimisti cercavano di tramutare la materia grezza in una più fine, di sviluppare il nostro essere primitivo in uno più avanzato, capace di usare le proprie potenzialità spirituali per comunicare senza telefonino, per sentire gli eventi della natura senza le complicate apparecchiature, oppure semplicemente per sviluppare gli propri istinti naturali e la propria coscienza. Ma quelli che ritenevano di avere monopolio sull’anima dell’uomo si sono opposti, per paura di perdere il potere, che si scopra che l’uomo possa “avvicinarsi a Dio” con gli altri mezzi che non sono sotto il loro controllo. Così tutti quei roghi sui quali sono stati bruciati gli eretici e le streghe ci hanno portato qui dove siamo oggi, in un mondo poco vicino alla natura e all’essere umano, che ne fa parte.

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Autunno

Ieri, era una domenica, è iniziato l’autunno; una giornata nuvolosa e grigia, ma abbastanza tiepida ed umida. Ho passato tutto il giorno in casa, senza nemmeno toccare la chiave dell’appartamento. Un riposo totale ed un po’ di noia ogni tanto sono molto salutari, per cambiare il ritmo spesso frenetico della vita. Guarda un po’, stando a casa sono riuscito a prendermi un bel raffreddore. Anche se il calendario dice inequivocabilmente la sua, stavo con le maniche corte, rifiutandomi di accettare che il caldo è passato, almeno per quest’anno. E chi non vuole accettare la realtà, si sa, ha il naso rosso e fazzoletto umido; voglio precisare che non uso quelli di carta, se non sono costretto, perché fanno male – informatevi se non credete. Durante la notte non riuscivo a prendere il sonno, dovevo spesso pulire il naso ed anche la tosse me perseguitava. Per non dare fastidio alla mia compagna, mi sono trasferito spontaneamente al soggiorno, sul divano. Non era troppo comodo, ma mi sentivo meglio e più libero, cioè di esplicitare il mio raffreddore.

Ho visto un po’ di formula uno, abbastanza noioso, some al solito, e dopo mi sono concentrato per 10 minuti sulle partite di calcio. Mi sono accorto che negli ultimi anni la mia passione calcistica è calata notevolmente. Seguo ancora con un certo piacere le competizioni al livello europeo, ma la lega nazionale mi coinvolge molto poco. Forse la ragione di questa mancanza d’interesse sta nel fatto che la mia squadra di cuore fa schifo. Le ultime stelle se ne sono andate via, sono state vendute perché costavano troppo: ma anche là si sente la crisi? E quelli che sono rimasti non hanno molta voglia da fare e questo è il fatto che mi fa incazzare di più. Anche senza grandi giocatori si può fare tanto, ma bisogna stringere il cerchio, darsi da fare, avere la passione per il proprio mestiere, comunque molto ben pagato, mi sembra.

In ufficio siamo 3 milanisti ed abbiamo un interista. Il lunedì mattina ci si divertiva sempre, si scherzava, si prendeva in giro, ma stamattina niente. Fanno ripugnanza tutte e due e manca il gusto per lo sfotto. Così ho preso la mia decisione: da oggi tifo Albinoleffe. Mi piace il nome; dentro c’è un ottima birra, che mi garba tanto. Almeno una soddisfazione garantita al 100%. Sono andato su Internet e ho visto che ieri abbiamo pareggiato fuori casa, a Cuneo, un bel zero a zero. Un punto intero, che Milan da tempo non riesce a conquistare.

Oggi non è la mia giornata, mi sento un po’ male fisicamente ma anche il mio spirito non vola troppo in alto. In parte è sicuramente dovuto al tempo, all’umidità e la mancanza del sole, pertanto non riesco fare la fotosintesi, in quanto mi sento una pianta oggi. Piantato dalla mia banda, alla quale appartenevo, e dovete ammetter, è importante avere un’appartenenza, specialmente di questi tempi. Perché ultimamente perdo il senso di gruppo e mi viene voglia di mettermi in isolamento volontario, diciamo su un’isola dei Caraibi. Là almeno c’è quasi sempre l’estate, e fa caldo.

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Il metodo Abramovic

Ho incontrato Marina Abramovic partecipando alla sua performance il giorno precedente la mia operazione, per la quale mi stavo preparando da molto tempo. Parteciparvi per me è stato estremamente importante. Emozionata, la notte prima non ho chiuso occhio. Mentre mi avviavo verso il PAC di Milano (luogo in cui si è svolto tutto) dicevo a me stessa: “Domani ti fai operare e oggi partecipi a questo evento”. Successivamente ho pensato: “E se l’evento fosse domani e oggi l’operazione”? La notte insonne porta anche a questi stati confusionali.

L’arrivo di Marina è stato accompagnato da un fotografo e da un timido applauso da parte del pubblico in sala. Sguardo magnetico, un vestito nero, la treccia lunga, hanno subito catturato l’attenzione dei presenti. Di tutti i presenti soltanto 21 persone hanno partecipato attivamente mentre le altre si sono limitate a guardare. Ci è stato chiesto di posare negli armadietti i nostri oggetti personali quali orologi, telefonini ecc. e di indossare una tuta bianca. Ha esordito ponendo l’attenzione sul ritmo frenetico che spesso caratterizza le nostre esistenze e sul fatto che sin dall’infanzia ci è stato inculcato il concetto che il fare niente è un “peccato”. Non curarsi del tempo che scorre, dello spazio intorno, essere soli con se stessi, sentire quello che accade dentro di noi erano i temi principali di questo, chiamiamolo così, laboratorio interattivo. Le cuffie che ci hanno dato erano un isolante dall’ambiente circostante, mentre i metalli e i cristalli servivano per una “pulizia” prima e per un ricarico energetico dopo.

Prima di dedicarci completamente all’ascolto di noi stessi ci siamo dedicati ad alcuni, semplici esercizi fisici i quali consistevano nel fare degli allungamenti seguiti dallo strofinamento dei palmi delle mani con i quali abbiamo successivamente toccato il viso e la testa. Si tratta di una pratica comune che solitamente precede le pratiche meditative, viene anche chiamata “saponetta energetica” e serve per migliorare lo scorrere dell’energia durante la pratica. Abbiamo proseguito toccandoci le orecchie, scuotendo le braccia e le gambe per poi venire suddivisi in tre gruppi e seguendo gli assistenti ci siamo accomodati nelle nostre postazioni. Le tre posizioni principali dell’uomo sono: stare in piedi, essere sdraiati ed essere seduti. Per lo stare in piedi, Marina ha preparato una cornice tridimensionale di bronzo che rappresentava il mio primo compito. Quasi dimenticavo, per tutta la durata della pratica, nella galleria, si udiva un suono, simile ad un battito cardiaco.

Quando sono entrata nella cornice tridimensionale, ho guardato il pubblico ma presto mi sono resa conto che non era una visione interessante e ho proseguito con gli occhi chiusi. Nelle cuffie sentivo fortemente il battito del cuore che cambiava ritmo, intensità e spazio. Ad un certo punto il suono esterno si è fuso con il mio e il ritmo del mio cuore si è stabilizzato. Sudavo e seguivo i miei pensieri che nascevano, scorrevano e sparivano. Percepivo la mia mortalità, il tempo che non è infinito e neanche reversibile ma allo stesso tempo sentivo un senso di eternità. Ho dubitato dei miei pensieri contraddittori, i palmi della mano erano freddi e allo stesso tempo sudati.

Dallo stare in piedi sono passata allo stare sdraiata. Mi sono sdraiata su un tavolo di legno sotto il quale era posizionato un enorme minerale nero. Sapevo che qualcosa sarebbe accaduto, non sapevo cosa. Sono rimasta in attesa. Dal plesso solare ho percepito delle onde che si muovevano verso le dita della mano e dei piedi. Una sensazione seppure breve, piacevole, in seguito alla quale ho percepito un leggero senso di nausea nel punto dal quale poco prima “partivano” le onde.
La conoscenza della filosofia orientale e una lunga esperienza di energia, grazie a okido yoga mi ha portato a pensare che quello che stava accadendo non era altro che una purificazione energetica del mio corpo che stava eliminando la negatività accumulata e si stava liberando.

Appena mi sono seduta sulla sedia e appoggiato la testa sul minerale di colore turchese ho visto un sorriso dentro di me, ero felice e avevo la sensazione che dentro di me entrava qualcosa che mi riempiva e mi rendeva felice. La felicità si stava lentamente placando e il senso di pace si impadroniva di me, una sensazione di eternità, mia e di ciò che mi circondava. Sentivo che quel pensiero era una verità assoluta.

Non potevo raccontare tutte queste eccitanti sensazioni nel breve tempo che ci hanno concesso dopo la pratica (ci è stato chiesto di fare una sintesi della nostra esperienza). Scrivo questo racconto dal mio letto d’ospedale. L’operazione che ho subito ieri è stata un’altra esperienza intensa, con un ottimo esito. Ho dormito molto bene sia la notte prima dell’intervento che quella successiva, a differenza della notte insonne che ha preceduto il metodo Abramovic. Credo che tutto ciò che ho vissuto grazie alla fenomenale artista serba abbia influenzato positivamente la mia permanenza ospedaliera. Inconsciamente ho applicato la lezione di A. Jodorowsky (la quale biografia sto ancora leggendo): ho giocato con la realtà e ho sostituito i due avvenimenti. Una sorta di psicomagia, del resto è stato proprio Jodorowsky colui che l’ha creata.

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Fiducia

Uno dei miei zii, quando fa gli auguri dice: “Tanta salute e tanti soldi, in quest’ordine”. E’ una battuta, ma mi è sempre piaciuta molto. La salute è decisamente la cosa più importante e non sarà d’accordo soltanto che, beato lui, non abbia mai avuto dei problemi a proposito. E con i soldi si può comprare tutto il resto, più o meno. Ma è ovvio che ci sono anche delle altre cose molto importanti per e nella vita di una persona, per il suo benessere spirituale e materiale. Una di queste sono i rapporti con le altre persone, con i parenti, gli amici, i colleghi di lavoro. Noi viviamo in una società e pertanto i rapporti sociali hanno una notevole importanza per tutti. E queste relazioni sono basate sulla fiducia.

La fiducia si basa sull’esperienza. Se uno ti frega una volta, non ti fidi più, oppure nei casi meno estremi ti fidi di meno. Anche la gelosia, la definirei come una mancanza di fiducia, quella che ha volte sembra astratta, perché il soggetto geloso non ha dei motivi apparenti per essere geloso, è basata sulle esperienze degli altri, degli amici – amiche che hanno subito tradimento, della visione dei film o/e lettura dei libri con tale tematica. Apro una parentesi per esporre la filosofia a proposito dei tradimenti di un mio amico. Lui dice che la cosa non è un sapone che si consumi. Non credo che questa battuta aiuterà molti, ma l’ho citata perché mi sembra molto carina e sdrammatizzante.

Una volta persa la fiducia si recupera molto difficilmente. Se ci hanno preso in giro una volta, anche per le cose non proprio simili, vediamo sempre la possibile fregatura perché nella nostra memoria rimane l’avvenimento che non ci è piaciuto. Guardando un po’ intorno a me, trovo un livello di sfiducia notevole. Per esempio, tra i colleghi d’ufficio che non si fidano del lavoro svolto degli altri, o pensano che certe azioni altrui sono a loro sfavore, a danno per la loro futura carriera. Questo si mostra spesso come una chiusura verso gli altri; non si passano le informazioni e il sapere del quale si dispone. Uno potrebbe associare questo comportamento anche all’egoismo, direi anche giustamente, ma il motivo principale e la mancanza della fiducia.

E’ in effetti l’essere umano non si fida molto dei suoi simili; conoscendo se stesso crede che anche gli altri sono fatti così. Ma il livello della fiducia verso le sfere più alte della vita dovrebbe essere maggiore. Lo stato e chi lo guida è gestisce è una cosa nostra, a nostro servizio e noi ci fidiamo dei nostri politici, vero? Ma stiamo scherzando, sembra che la peggior parte della nostra società è finita ad occuparsi della politica. E non mancano gli atti che diminuiscono la nostra fiducia verso loro. Anche il nuovo governo tecnico, quello di Monti, non scherza proprio. Nella manovra che stanno per metterci sul piatto ci sono delle cose per me incomprensibili, che confermano e rafforzano la mia sfiducia nello stato.

Menzionerò qui una sola cosa, l’ulteriore tassazione dei capitali scudati. Purtroppo, non sono tra quelli che dovranno pagare questo bollo, come alcuni lo chiamano e sono anche d’accordo che quelli messi meglio devono contribuire di più, ma ci sono modi e modi e questo previsto dal governo per me è del tutto illegale. Lo stato di dice: riporta i tuoi capitale che hai all’estero nella patria, paga 4% di tassa e sei a posto. Questa era la legge, giusta o sbagliata, ma legge. Tu hai pensato un attimo, hai concluso che la cosa ti garba hai deciso di portare i tuoi soldi in Italia. Passato un anno, il governo ti cambia la legge e dice che devi versare ancora un po’ dei soldi. Se compro un paio di scarpe ad un certo prezzo e dopo quando torno a casa trovo il negoziante davanti alla porta che mi chiede gli ulteriori soldi, io non mi fido più di lui, e basta. In America questa cosa non può succedere, non si possono cambiare le leggi in modo retroattivo. Basta con la wbz spietata.

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Spendaccioni

Sono tornato dalle ferie lunedì e ho trovato la cucina allagata (si è otturata la condotta della canalizzazione nell’appartamento sotto e per il principio dei vasi collegati tutta la schifezza si è scaricata da me) insieme con la solita afa milanese; solita sì, ma non di fine agosto. Durante le ferie ho letto pochi giornali e ho visto ancora meno la televisione (ero all’estero, precisamente in Croazia – si vedevano i canali italiani, ma volevo stare tranquillo). Io quando vado in ferie cerco di lasciare il cervello a casa. Già lo uso troppo, non dico bene o male, durante l’anno e così cerco di usarlo meno possibile almeno quando sono in ferie.

Ma anche quella poca massa grigia che è rimasta attiva non poteva non reagire e fare qualche pensierino su quello che succedeva negli Stati Uniti alla fine del mese scorso e all’inizio di questo. Il debito statale andava sopra un limite che era previsto in una legge e che non si poteva superare. Se si andava oltre, gli USA rimanevano insolventi e non riuscivano pagare le paghe agli statali, gli assegni ai veterani di guerra e varie altre cose, almeno così ho inteso io la situazione. Si sono formate due correnti principali: una che voleva semplicemente alzare il limite del debito e/o prelevare più soldi dai cittadini, mentre l’altra voleva lasciare il limite già in vigore togliendo le spese dello stato.

Se penso come il primo gruppo, trovo degli argomenti pro: mica possiamo lasciare centinaia di migliaia di persone senza un redito. Non è giusto che quelli soffrano per una colpa non loro: sicuramente la maggior parte degli impiegati statali fa bene il loro lavoro, senza il quale non si potrebbe andare nemmeno avanti ed è giusto che siano pagati per questo. Anche i veterani di guerra si sono sacrificati per la patria, sono spesso rimasti invalidi ed è giusto che qualcuno si prende cura di loro. Pertanto dico, alziamo il tetto del debito e aumentiamo anche le tasse per affrontare l’emergenza.

Questa riflessione ho fatto mentre stavo per addormentarmi nella stanza del mio albergo a Zara. Giorno dopo mi sono alzato e uscito sul terrazzo dell’hotel dove o ordinato un caffè (non era male) e guardano il bel mare croato, mi è venuta un’altra. Mi sono messo nei pani di un agricoltore di Texas che pensava: ma se aumentano il debito, ci sarà ancora di più a restituire un domani e chi lo paga? Anche l’aumento delle tasse finisce a gravare sulla mia schiena. Ma quelli dello stato sono matti? Io a casa mia, se non ho per prosciutto, compro la mortadella (scusate questa incoerenza, ma non so cosa mangiano a Texas), e se non c’è per la mortadella si mangia panino non imbottito e basta. Ma perché quelli la non ci pensano mai come un buon padrone della casa. E anche questo ragionamento mi sembrava argomentato e giusto, anche si opposto a quello precedente.

Il loro presidente si ha messo a promuovere la sicurezza sanitaria per tutti spendendo una marea di soldi, anche se il debito era già enorme. E’ giusto questo? Ci sono molte cose giuste che andrebbero fatta ma non sono possibili perché mancano le risorse, oppure prendendole adesso togliamo dalla bocca ai nostri figli e nipoti. A casa propria nessuno di quei politici oltreoceano, o questi nostrani, non si comporterebbe così, con i propri soldi. Ma visto che i soldi non sono i miei, vai: spendiamo qui, assistiamo questo, promoviamo quello, comunque ci sarà qualcun altro a pagare. E così per anni, tutti uguali e alla fine non riesci nemmeno a trovare uno che è più colpevole degli altri.

Anche da noi ci sono delle grane ed il nostro debito pubblico è maggiore, confrontato con il PIL, di quello americano, ma oltre il 90% del nostro debito è nelle nostre mani, come BOT, BTP e robe varie che teniamo presso le nostre banche. Ma gli statunitensi dovranno fare prima o poi il conto con i cinesi, la potenza che tra qualche decina di anni gli supererà come potenza economica, e che già adesso tiene un quarto del debito degli USA.

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Diamoci un calcio

Era la settimana della lega dei campioni, tra i quali c’era anche uno nostro. Preciso che non è proprio il mio, visto che sono milanista. Contemporaneamente mi sono goduto 5 pere che hanno preso, ma mi è dispiaciuto anche un po’ perche se non è presente una squadra italiana il mio interesse per questa manifestazione cala notevolmente. Nei semifinali mi rimane soltanto gufare contro Real Madrid, che è la banda che mi sta proprio sul organo maschile (cerco di non essere troppo volgare perché non conosco esattamente i termini di questo blog gratuito e non vorrei avere dei problemi con wordpressiani). Quante sono le possibilità dell’Inter di passare il turno? Vedo una sola, di quelle scaramantiche: Schalke ha nel nome un 04 e questo ai cugini basterebbe. Non ditemi dopo che non ho previsto l’evento. Non ho seguito la partita, ma soltanto la sintesi. Tutto sommato non hanno giocato così male fino all’espulsione di Chivu. Dopo si sono fermati, come quando io gioco a calcetto a 7 e quando verso la fine della partita ci troviamo in 3 in difesa e ci attaccano 4 giocatori perché nessuno torna più in quanto mancano le forze. E’ le stelle e stelline dell’Inter sembrano esaurito tutte le riserve in soli 4 giorni.

Ho visto tutta la partita di ieri, uno scontro tutto inglese tra Manchester United e Chelse di nostro Ancellotti e per questa ragione tifavo questi ultimi, ma gli è andata male. L’unica partita di questo turno con un solo gol: le altre sembravano più i fuochi d’artificio. La Barca è stata anche abbastanza fortunata visto che dopo il loro vantaggio iniziale gli Ucraini abbiano sbagliato 2-3 nitide occasione e si sa che nel calco gli errori si pagano. Real ha avuto una vittoria più semplice ed anche più larga, ma spero nella tradizione, cioè che nei semifinali la Barcellona gli faccia fuori, con una bella differenza di reti, come hanno fatto anche nel campionato spagnolo.

Martedì nello studio di RAI 2 c’era anche Boniek, che ha fatto certe valutazioni relative allo scarso gioco dei cugini e alla loro insufficiente preparazione atletica, che si riscontra anche dalle altre nostre squadre. Alla fine della prima parte della lega, tutta fanno le lunghe vacanze (con tutti i soldi che si guadagnano devono anche trovarsi qualche divertimento) e la preparazione atletica è messa nel secondo piano; è anche il motivo principale di tanti infortuni che sembrano perseguitare le nostre migliori formazioni.

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Democrazie mediterranee

Si prospetta un anno molto ricco degli eventi. Siamo agli inizi e proprio in questi giorni sembra che stiano nascendo delle nuove democrazie nel nostro vicinato, nel bacino mediterraneo. Le rivoluzioni in corso nella Tunisia e nell’Egitto forse, è d’obbligo questa parola condizionale, porteranno ai cambiamenti radicali nelle strutture politiche di questi paesi, nel modo di governare gli stati che sono economicamente ai sgoccioli. La mia sensazione è che non tutto andrà liscio, e mi viene anche un’ipotesi peggiore, che tutto rimarrà com’è era anche prima. Prevedo che si faranno degli interventi cosmetici di abbellimento, che tutto sembri nuovo, con le concessioni delle liberta e con il ribasso dei prezzi (il loro aumento era la scintilla che ha acceso la micia). Tutta da manuale da vecchi furbacchioni della politica. Perché il popolo non governa mai. Sarebbe una cosa impossibile farlo governare, perché tutto diventerebbe molto macchinoso e per questo è stata inventata la democrazia rappresentativa; non esiste, almeno per adesso, un esempio di quella popolare diretta.

Pertanto si faranno delle elezioni e qui saranno eletti, e sicuramente anche rieletti, cani e porci, vecchi e nuovi vecchi. Come è successo anche da noi dopo la fine della prima repubblica (ma vuoi nella seconda avete visto delle facce nuove?). Gli onorevoli sono le persone umane e quelle guardano prima di tutto il proprio sedere, sono influenzabili e corruttibili. E quando arrivano i nuovi vedono che le possibilità che gli si aprono sono infinite, che aggiustando un po’ il proprio pensiero, insieme con la propria coscienza, si possono trarre molti profitti, prima di tutto personali e per la propria famiglia. Un presidente del governo di uno stato Europeo all’inizio del ventesimo secolo era molto onesto e durante la campagna elettorale ha invitato gli elettori di non votare per l’opposizione con queste parole: “Noi abbiamo già rubato e siamo abbastanza a posto. Se votati i parlamentari nuovi loro devono iniziare (a rubare) da capo e vi costeranno molto di più”. E se vi interessa chi è stato così “onesto”, posso dirvi che si chiamava Nikola Pasich, presidente del governo serbo.

Ma supponiamo che le cose vadano bene e che si formeranno i veri stati democratici. Questo ci fa piacere, il fatto che anche gli altri popoli possano godersi la liberta e la prosperità economica, quest’ultima spesso legata alle condizioni politiche di un paese (in effetti non mi risulta che da qualche parte del mondo si vive bene in un sistema non democratico). Il processo è partito dal basso, dai cittadini insoddisfatti e questo è un buon presupposto per lo sviluppo, nel senso che il processo non è stato portato dal esterno, come è successo nel Iraq e nell’Afganistan. Ma fermiamoci per un momento e vediamo che cos’è la democrazia. E’ la dittatura della maggioranza. E’ proprio così in quanto le leggi, le decisioni, i valori, i rapporti con gli altri, cioè tutto quello che importa nella vita di uno stato è fatto come piace a maggioranza dei cittadini, quelli che sono riusciti ad eleggere i propri rappresentanti. E questo vuol dire che spesso la minoranza, anche nei casi quando si ha preso questo epiteto per un voto solo, è insoddisfatta. La democrazia per se non è né buona, né cattiva, è relativa, cioè dipende dal punto di vista delle persone che la stanno giudicando, dai valori che loro portano dentro, nel cuore e nella testa.

Vediamo un solo aspetto legato ai potenziali nuovi stati democratici di cui abbiamo parlato in precedenza. Sono gli stati arabi e gli arabi non amano molto lo stato di Israele. Un nuovo governo democratico che porta avanti i valori del proprio popolo potrebbe decidere di annientare lo stato ebraico. E questo non mi sembra una cosa bella e buona, ma il rischio c’è. La conferma sta anche nel fatto che l’Israele è uno dei pochi paesi che supporta il presidente egiziano Mubarak in questo momento ed è la prova che è presente anche una paura per quello che potrebbe succedere domani. Mubarak non è mai stato alleato di Israele, ma sotto le pressioni esterne e per le proprie convenienze ha sempre garantito la pace tra questi due paesi. E ci sono anche le altre paure legate all’influenza della religione islamica sul nuovo assetto; a molti viene in mente quello che è successo in Iran dopo che sia stato rimosso il dittatore del turno.

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