Al mio artista con l’amore

Non è la prima volta che visito questa bellissima città. Ho già ammesso la mia ignoranza sulla letteratura e la storia della mia defunta nazione ma oggi ho deciso di passare ad un tema più personale. Chi di voi ha letto la prima parte di “Una croata a Belgrado” sa già del mio grande amore per la bicicletta e delle noiose domeniche passate a casa del fratello di mia nonna, privata senza alcuna pietà del “giocattolo” preferito. Sapete anche che per protesta mi impegnavo ad essere una bambina associale e probabilmente odiosa vista con gli occhi degli altri bambini. Nel mucchio di ragazzini, io avevo scelto l’unico che mi ignorava e non voleva essermi amico, mio cugino che all’epoca frequentava l’accademia di arte.

In quel periodo il mio cartone preferito era uno di origine croata dal nome “La foresta incantata”. Il personaggio principale era un pittore, nella mia testa di allora, un uomo molto buono e dolce. Era vestito di bianco e indossava un buffo cappello in testa. Dipingeva dentro una foresta. Qualsiasi oggetto disegnava diventava reale, usciva dalla tela e diventava parte della storia. Principalmente uscivano gli animali. Anche se oggi ho, ma non importa l’età in fondo, in quei giorni seduta sotto l’albero speravo che anche mio cugino avessi poteri simili. Una parte di me si aspettava di vedere una scena simile. Ovviamente non è mai accaduto.

Nel corso dell’anno continuavamo a frequentarci. Dovete sapere che a scuola il disegno non mi piaceva proprio. Ancora oggi non capisco perché i bambini vengono costretti a dovere fare cose che non sanno fare. Per fortuna, anche se incapace, ero brava a delegare e farmi dire sempre di si e così passavo i miei disegni a lui. Un giorno, la maestra di arte ci diede come compito da fare a casa un puzzle. Prima dovevamo costruire il fondo con la plastilina credo, poi tagliarlo a piccoli pezzetti e sopra disegnare il fondo marino. Credo che quel compito fosse una della mie prime disperazioni scolastiche. Per fortuna c’era il mio artista personale, buono, gentile, dolce e disponibile. Se ripenso a quell’episodio non riesco a trattenere la risata, perché fin da piccola ero una maniaca del controllo e gli dicevo sempre “mi raccomando, ricordati che faccio la terza elementare, devi fare il disegno non come sapresti farlo tu, deve essere più infantile”. Alla fine presi il massimo dei voti ed è una delle cose più belle che ricordo. Sfortunatamente lui non si ricorda niente, a parte il fatto che ero insistente e noiosa.

Ora, potrei anche raccontarvi la storia della mia vita ma temo ci vorrebbe molto tempo per scriverla. E’ prevista per un altro momento e un altro luogo. La cosa alla quale tengo è raccontare ciò che la vita mi ha presentato ultimamente. Non che io sia un tipo particolarmente spirituale o roba del genere ma nelle coincidenze ho smesso di credere. Per me tutto accade per un motivo che più avanti si avrà modo di capire. Comunque, una volta l’anno vengo qui a Belgrado per rigenerarmi dalla società Occidentale. A questo proposito mi viene sempre in mente la seconda parte del documentario “Zeitgeist” e le parole di Krishnamurti in cui dice “Se siete amalgamati in  una società profondamente malata, significa che voi siete malati”. Forse non erano le parole esatte ma il concetto era questo. Dunque, quest’anno (ora siamo a giugno) non mi ero ancora rigenerata mentalmente, per cui sono venuta qui, cosa che tra le altre consiglierei a tutti, perché al giorno di oggi trovare un angolo rimasto intatto dagli anni Ottanta è cosa piuttosto rara.

Dovete sapere che mio cugino è sposato da molti anni e che io e sua moglie siamo amiche. Quando sono atterrata mi ha detto “mi sono dimenticato di dirti, per una settimana saremo soli”. La moglie aveva portato in gita i “suoi” bambini dell’asilo. Appena arrivata è successo il fini mondo, l’inondazione. Tutta la Serbia è stata colpita da forti piogge, c’erano problemi con l’acqua e tutto quello che ne segue. A causa del maltempo siamo rimasti chiusi in casa quasi per una settimana, che poi, a dirla propria tutta, non siamo due tipi particolarmente attivi. Credo di non essermi divertita così tanto neanche quando ero bambina! E’ stata la nostra prima volta insieme, dai tempi del “famoso” albero e dei suoi pennelli. Purtroppo per me continua a parlare di pittura come se io fossi una critica d’arte. Ho provato a dirgli “guarda che io non capisco” ma lui mi dice sempre “tu sei molto creativa”. E così in una delle tante giornate piovose abbiamo inventato una installazione per una mostra che avrà in autunno.

Sono ancora incredula che abbia accettato consigli dalla ragazzina che non sapeva disegnare un fondo marino e che evita di presentarsi nel suo atelier dicendo sempre “no grazie, per me c’è troppa puzza”. Insomma, la mia breve convivenza con lui è stata un vero spasso, soprattutto quando mi ha detto “sai che sono proprio contento che mia moglie è andata via, se lei fosse qui, non potrei dormire fino a tardi e non pulire casa” (al che vi rimando alla introduzione del libro di Laura Kipnis, “Contro l’amore”, sulle regole coniugali).

La settimana è stata intensa e qui parliamo di cose serie, l’acquisto di una macchina. Dovete sapere che in Serbia si vive arrangiandosi e che la Fiat è la macchina più gettonata, non perché costa poco ma perché essendo loro sicuri che i pezzi si romperanno subito, qui, i ricambi non costano quasi niente. Nel frattempo le piogge sono calate e io sono andata al mercato (storia che richiederebbe una pagina a parte). Salgo a casa, piena di borse varie quando mi chiama per dirmi “affacciati al balcone che ho preso la macchina”. Ormai sono passate settimane e io sento parlare della sua Fiat Punto (anno 2003) in continuazione. Sfortunatamente sono anche italiana e ho dimestichezza con la lingua. Ogni giorno mi chiede di fargli traduzioni fino a quando, un giorno non ha raggiunto il culmine. Il vecchio proprietario, un uomo di Milano, è sfortunatamente (per me) presente su Facebook. Alle due di notte, il mio caro artista mi ha dettato una mail assai professionale in cui chiede informazioni sulla macchina “perché sai qui in Serbia tutti imbrogliano quando vendono”. Ora siamo ancora in attesa di una risposta.

Insomma la vita con un pittore rimasto ragazzino è davvero divertente. Certo, non è stato proprio divertente quando durante una grigliata in mezzo al bosco, al freddo e sotto la pioggia mi ha avvolta dentro una pellicola per poi mettermi contro un albero (sul ramoscello sopra la mia testa c’era anche un sacco della spazzatura), il tutto nel nome dell’arte oppure della sua noia. Quando ho detto “va bene, ti sei divertito, ora puoi togliermela”, la risposta è stata: “Perché? Ti lamentavi del freddo. Non mi dire che così non stai meglio?”. Stavo meglio ma quando hai una sete infernale e non puoi prendere un bicchiere perché sei in modalità “mummia” tutto diventa relativo. Per fortuna intorno a me c’erano uomini pronti a salvarmi dalla pellicola e dalla creatività della mia famiglia.

Quando diventerò grande (non che io non sia “grande” ma suona fico scritto così), voglio diventare come lui: un adulto istruito, intelligente, divertente, dolce, sensibile, con una “sana” visione del mondo che però nonostante tutte le difficoltà della vita trova il modo di stare nella leggerezza, divertendosi come un bambino e chissà, forse immobilizzare le persone come delle mummie è davvero divertente. Devo ricordarmi di appuntarmelo da qualche parte! E ora, come prova del nostro divertimento eccovi queste due ultime creazioni, fatte nel cuore della notte, senza un senso e un perché, ma in fondo fare qualcosa senza sapere il perché ridendo fino alle lacrime è bello! Ogni tanto bisogna ricordarselo oppure fare entrare qualcuno nella vostra vita che ve lo ricordi!

 

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