A me con stupore

Mi piacciono bei titoli. Quando cerco qualcosa, clicco sempre su un risultato che porta una bella denominazione. Visto che io sono la misura del mondo, suppongo (illegittimamente, come si è visto nei miei numerosi abbagli) che altri ci cascano lo stesso. Inoltre, si rima anche con il precedente: la contentezza ai massimi livelli. Mi sono fatto un’arrabbiata e un petto di pollo con le verdure grigliate, come contorno. Mi sono concesso anche un quartino di vino rosso, frizzante e così adesso soffro un po’ di sonnolenza. Strana ‘sta mia creatività dopo il pranzo a stomaco pieno. Di solito, dopo un pasto abbondante il cervello non funziona perché tutto il sangue va nella zona addominale. I vecchi saggi cinesi raccomandano di riempire soltanto due terzi dello stomaco e di lasciare un terzo libero per i movimenti spirituali. Mica scemi, ma io sono un occidentale, poco rispettoso delle buone regole.

Allora, di cosa volevo riflettere oggi? Andando al ristorante osservavo le pozzanghere presenti sul marciapiede. Riflettono l’ambiente che si trova attorno. Fanno da specchio alle nuvole nere, pesanti che nascondono il cielo e il solo. Grandi, grigie e minacciose: ogni momento possono mandarci giù un acquazzone. E io non avevo ombrello con me. Mi sono preso il rischio in quanto speravo che anche il cielo riposi nell’ora di pranzo. Sono stato fortunato e sono riuscito a tornare nella mia stanza tutto asciutto. Bel calduccio qui, perfetto per fare uno sonnellino. Mentre il mio sguardo è rivolto verso il monitor sul quale è aperta la posta elettronica, gli occhi si socchiudono da soli. Mi sforzo di riaprirli. Dovrei ricevere una mail che mi confermi una riunione nel primo pomeriggio. Spero che non arrivi.

Perché non ho voglia di unirmi con la gente: preferisco rimanere in pace, appoggiato sulla sedia, fingendo di esaminare qualche questione importante sullo schermo del computer, mentre in effetti mi trovo lontano, sopra quelle nuvole dense. Esiste un’altra ragione per la quale prego il tizio che ci controlla (non mio capo, ma il capo dell’umanità) di far disdire l’incontro. Devo riprendere la macchina che stamattina ho portato dal meccanico in quanto ho un problema con la trasmissione della potenza del motore sulle ruote. In effetti, la stesso problema avevo anche 2 settimane fa quando per la prima volta ho consegnato il mio bolide alla concessionaria. Venerdì passato ho pagato un conto abbastanza salato e stavo tornando a casa. Appena la parte problematica si è un po’ scaldate, lo stesso difetto è riemerso.

Mi hanno cambiato il pezzo e la frizione slittava ancora. Ma come è possibile. A me le idee e le ipotesi vengono in un attimo. Devo rallentarle e mettere in ordine; una dietro l’altra, per essere esaminate e valutate. La prima è che non hanno cambiato il pezzo, ma me l’hanno fatto pagare. L’altra, che mi hanno detto che problema è la dove non c’era e che mi hanno sostituito, a pagamento, qualcosa che non andava toccato in quanto il problema risiede in un’altra parte. Uno meglio dell’altro. Stavo già pianificando quale arma usare lunedì prossimo, cioè oggi, quando riporto il mio gioiello di nuovo da loro. I discorsi che gli facevo mentalmente, nei modi e termini più vari, mi passavano per la testa tutto il fine della settimana.

Ma io non sono uno violento. Stamattina mi sono presentato, con una voce seria, ma educata, ho spiegato che il lavoro non è stato fatto o non è stato fatto bene. Abbiamo provato la macchina ed il difetto si è visto subito. Il tizio era molto umile, si è scusato e appena dopo due ore mi ha chiamato, comunicandomi che l’auto era stata sistemata. Adesso vado a riprenderla. Speriamo bene.

 

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