Expo che viene, Expo che va

Ci siamo quasi. Sono passati i sei mesi dalla apertura di questo tanto chiacchierato evento milanese. Siamo partiti con il solito sarcasmo italiano facendo battute sui padiglioni non ancora finiti e l’ennesima brutta figura mondiale. La stampa parlava del coinvolgimento mafioso, del grande capitale investito nel momento della piena crisi finanziaria del Paese. Un flop annunciato, sembrava. E invece no. A un mese dalla chiusura prevista tra poche ore, esattamente, il 31.10, i media hanno cambiato le loro parole scrivendo articoli di grande elogio e di come la città di Milano abbia (ri)trovato la sua bella immagine. I numeri, alla fine, hanno dato ragione al unico entusiasta dell’evento, Matteo Renzi, che ancora prima della apertura dei cancelli parlava di un successo garantito. Statistiche alla mano, si tratta del secondo Expo più visitato di tutti i tempi. Parliamo di circa venti milioni di visitatori.

Personalmente, non amo luoghi affollati e tanti rumori. Se non mi avessero regalato il biglietto, non sarei andata. Che poi, fermiamoci un istante sul prezzo. Acquistando il biglietto in prevendita, a maggio, per un costo di circa 27 euro, eravamo convinti di avere fatto un affare (nel mio caso, era convinta la persona che mi aveva regalato il biglietto). Non è andata così. In primavera ci dicevano di non andare in quanto i padiglioni non erano finiti e non c’era nulla da vedere. In estate, con la migliore delle volontà, a Milano c’erano 40 gradi e c’era poca voglia di fare turisti a Rho. A settembre, si erano create otto ore di coda davanti ai padiglioni che dicevano essere molto belli. Io non so voi ma, davanti a questa informazione, a me passa del tutto la voglia di visitare qualsiasi cosa. Mi chiedo ancora adesso, che cosa vale otto ore di attesa? Oltre alle code immense, apparse improvvisamente, sono anche apparsi in vendita dei biglietti a soli dieci euro. Scorretto, nei confronti di chi fino a settembre aveva pagato tre volte tanto. Ma la correttezza, si sa, è inquilina di poche case.

Per quanto riguarda l’evento, cercherò di essere obiettiva. Mi sono ridotta alla gita durante l’ultima settimana. Sono andata con una amica che ha avuto in regalo quattro biglietti e in pratica ha passato tutta l’ultima settimana a Rho. E’ stata un’ottima compagnia. Se non siete degli entusiasti di certe manifestazioni, portate con voi chi invece è il vostro opposto. Vi passerà un po’ di entusiasmo e cambierà leggermente la vostra prospettiva. Per esempio, nessuna delle due ama luoghi affollati ma la mia amica, tra un tiro di sigaretta e un sorriso smagliante, ha detto che lei sa che al di fuori della struttura c’era Rho, il niente intorno e quindi non percepiva la folla. La nostra gita è stata davvero improvvisata, tanto che non avevamo idea di come muoverci. Nessuna delle due aveva voglia di fare la fila. Abbiamo anche tentato di fare una chiamata ad un collega di lei per farci dare il pass dei giornalisti. Purtroppo il pass era con la fotografia. Il nostro piano era fallito con una telefonata. Siamo entrate nel padiglione del Myanmar e della Tanzania. Non c’era nessuno. Chiaro, non c’era nulla neanche da vedere. Sembrava un mercatino delle pulci. Cosa c’entra con il tema del cibo?

Alla fine abbiamo capito che non esistevano le scorciatoie. Dovevamo fare almeno una fila seria. Entrambe volevamo vedere gli Emirati Arabi. Alle cinque del pomeriggio, la coda era di quattro ore. Abbiamo optato per l’Iran. In dieci minuti eravamo dentro. Ci è piaciuto molto. Semplice, essenziale, organizzato bene. C’era anche una musica molto rilassante, ci siamo sedute per terra a guardare le immagini del Tehran sullo schermo. Una buona primavera promette un buon anno, si dice da quelle parti e quindi speriamo in una buona primavera e in un viaggio in Iran. Il secondo padiglione (e la seconda coda) è stato quello del Qatar. Un’ora sicuro di attesa. Pare che era un posto molto ambito in quanto veniva spiegata la desalinizzazione. Purtroppo era calata la nebbia, faceva fredda ma soprattutto c’era una grandissima umidità. Fortunatamente, l’atmosfera intorno a noi era davvero gioiosa (chi avrebbe mai detto che le file rendono le persone allegre?) e poi c’era un concerto con dei bravi cantanti. Anche qui, siamo state contente della nostra scelta. Abbiamo imparato qualcosa sul cibo del Qatar partecipando a una piccola lezione in cui abbiamo scoperto che il 90% degli alimenti viene importato in quanto hanno il problema dell’acqua per coltivare il cibo. Il padiglione è molto tecnico, esteticamente allestito bene. Qualcosa si impara, per cui, coda accettabile.

Arrivando alle 16.30 non si può aspettare di vedere tanto in quanto i padiglioni chiudono alle 20. Dopo il Qatar, dovevamo andare di fretta. E così, di fretta siamo andate in Russia dove abbiamo apprezzato sia la loro vodka sia l’installazione in cui veniva spiegato l’intero processo chimico. Di corsa in Oman che ci era stato consigliato da una ragazza che abbiamo incontrato in fila ma non ci è piaciuto particolarmente. Di fronte, non certo geograficamente parlando, c’era il Turkmenistan. Tappeti bellissimi e barche in esposizione. Che c’entra con il tema Expo? In Estonia siamo tornate due bambine che non si schiodavano dalle altalene di legno (neanche di fronte a dei bambini che volevano il nostro posto). C’era un bellissimo pianoforte che la mia amica ha deciso di suonare insieme ad un bambino mentre il padre sorridendo mi ha sussurrato un “almeno i soldi che abbiamo speso per le lezioni sono serviti a qualche cosa”. Comunque anche l’Estonia ci sembrava molto lontana dal tema ma almeno ci siamo divertite.

Correndo a vedere lo spettacolo dell’albero della vita, velocemente ci siamo fermate da Obama che aveva un piano per sfamare il mondo. Avere un piano è già qualcosa, giusto? La mia amica ha trovato molto utile tutte le spiegazioni americane, io dopo cena non avevo voglia di immergermi nelle letture dei vari schermi. Abbiamo concluso la serata con lo spettacolo dell’albero che entrambe abbiamo definito molto kitsch ma carino. Mi sembrava di trovarmi nuovamente a Tivoli, il più antico parco divertimenti europeo. Anche lì ho assistito ad uno spettacolo simile. Senza l’albero. Soltanto giochi di acqua. Come in tutte le cose, ci sono lati positivi e lati negativi. Expo, per me, è stato così.

Se vi piacciono i miei articoli potete votarmi presso mini max, una toplista con un nome molto simpatico. Così condivideremo la nostra esperienza con molte altre persone, com’è succede ad Expo dove si intrecciano le culture e popoli.

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