Riflessioni

Fuori piove e io sto riflettendo. Sarebbe forse meglio dire, cioè più preciso, che mi sto riflettendo. Forse qualcuno osserverà che l’ultima affermazione non è molo corretta linguisticamente. Pensateci solo un attimo. Vi do un aiutino: il bagno. Certo, mi trovo dentro e sto davanti allo specchio che rimanda verso me la mia immagine. Non si tratta di un’attività cerebrale, ma di un fenomeno fisico. Di quelle cose fredde, senz’anima! Il tizio dall’altra part lo conosco. Lo visto anche nudo, spoglio dei vestiti. Triste! Avete mai notato che vedere una persona conosciuta nello specchio fa ridere. Ha una faccia conosciuta, ma molto diversa rispetto a come siamo abituati a vederla, direttamente, non suo riflesso. Cosa sto facendo qui nella stanza più visitata di un appartamento, in piedi, con lo sguardo fisso verso me stesso? Semplicemente sto riflettendo.

Perché appena mi sono alzato dal water dove stavo pensando, cioè mi scervellavo. Su che cosa? Elucubravo sulle faccende politiche attuali. Quelli più intelligenti non seguono nemmeno gli avvenimenti, fregandosi delle vicende che mettono a rischio la nostra integrità psicologica, la nostra tenuta ed equilibrio mentale. Perché rimanere in se, con tutto quello che c’è attorno a me, non è un compito semplice. I protagonisti ti mandano fuori testa. Accendi lo schermo e vedi uno che dice scemenze, l’altro ci invade con la sua ottusità ed il terzo… cominciano a mancarmi gli attributi per descrivere l’orrore nostro quotidiano. In effetti, guardando indietro, non c’è niente di sorprendente. Tutto era facilmente prevedibile.

L’esito delle elezioni ha confermato i sondaggi molto meglio del solito. Le previsioni erano a pochissimi punti di differenza rispetto al risultato finale. Pertanto anche il futuro governo era intrinseco: un partito ed una coalizione che hanno bisogno di sostegno di arrampicarsi sulla poltrona che controlla le nostre vite. Il terzo scomodo, oppure comodo, è il principale sconfitto. Si può fare qualche combinazione anche con loro. Ma alla fine, veti e contro veti, non si fa niente. Effettivamente, nel momento quando scrivo non si ha ancora la certezza che tutto è andato in fumo, quello nero, per intenderci. Oggi quelli del PD decidono se vogliono parlare con i vincitori. Devo aprire una parentesi perché mi sono ricordato che oggi è compleanno della mia suocera: auguri!

Si capisce che non possono chiudere la porta alle 5S, cioè di rifiutare il dialogo con loro. Sarebbe molto inconveniente per loro dal punto di vista dell’immagine che darebbero. Pertanto decideranno di sedersi con il loro nemico preferito. Mi piace perché le ultime loro battute segnalavano 50 giorni persi negli abissi tra le 5S e la Lega, mentre il paese ha bisogno di una soluzione. Loro adesso faranno perdere almeno altrettanto, perché il popolo non ha più urgenza. Si vede che lo scopo dell’operazione è proprio far passare il tempo, sperando che per loro si presenti qualche spunto che potrebbe portare la speranza di tornare la dove erano una volta.

Le ombre e le luci

Dopo il loro dialogo si prospettano due possibilità. La prima è che gli incontri si proclamino inconcludenti e che l’intesa non sia possibile. Questa può durare una o due settimane, ma non di più. Per questa ragione, opto per la seconda conclusione: non prendono una decisione (anche se questa sarà ovviamente negativa) e rimandano la decisione alla base. Facciamo un bel referendum dove la nostra base deciderà quello che noi vogliamo, ma non possiamo dire. Il guadagno è doppio, scarico la responsabilità sulla base e guadagno ulteriormente il tempo. Alla fin, fine, il governo attuale, anche se è provvisorio, è nostro. Se riescono a portare a termine questo tipo di operazione, potrebbero anche guadagnare qualche consenso in più, se si andrà a rivotare. Per quelli delle 5S perderebbero una battaglia che comunque è invincibile in un modo ingenuo, e una parte del loro elettorato se ne accorgerà e tornerà alle sue origini, cioè al PD.

Ho scritto una marea delle sciocchezze? Molto probabile! Raramente riesco a indovinare gli sviluppi in questi casi, ma questa volta sento interiormente che potrebbe andare proprio in modo da me descritto, con qualche insignificante variazione che non cambierebbe il concetto espresso. Non mi rimane che l’attesa per vedere come finirà la fiaba. Alla fine ritengo che un governo di presidente sia una soluzione più probabile rispetto alle elezioni in quest’anno.

 

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