Democrazie mediterranee

Si prospetta un anno molto ricco degli eventi. Siamo agli inizi e proprio in questi giorni sembra che stiano nascendo delle nuove democrazie nel nostro vicinato, nel bacino mediterraneo. Le rivoluzioni in corso nella Tunisia e nell’Egitto forse, è d’obbligo questa parola condizionale, porteranno ai cambiamenti radicali nelle strutture politiche di questi paesi, nel modo di governare gli stati che sono economicamente ai sgoccioli. La mia sensazione è che non tutto andrà liscio, e mi viene anche un’ipotesi peggiore, che tutto rimarrà com’è era anche prima. Prevedo che si faranno degli interventi cosmetici di abbellimento, che tutto sembri nuovo, con le concessioni delle liberta e con il ribasso dei prezzi (il loro aumento era la scintilla che ha acceso la micia). Tutta da manuale da vecchi furbacchioni della politica. Perché il popolo non governa mai. Sarebbe una cosa impossibile farlo governare, perché tutto diventerebbe molto macchinoso e per questo è stata inventata la democrazia rappresentativa; non esiste, almeno per adesso, un esempio di quella popolare diretta.

Pertanto si faranno delle elezioni e qui saranno eletti, e sicuramente anche rieletti, cani e porci, vecchi e nuovi vecchi. Come è successo anche da noi dopo la fine della prima repubblica (ma vuoi nella seconda avete visto delle facce nuove?). Gli onorevoli sono le persone umane e quelle guardano prima di tutto il proprio sedere, sono influenzabili e corruttibili. E quando arrivano i nuovi vedono che le possibilità che gli si aprono sono infinite, che aggiustando un po’ il proprio pensiero, insieme con la propria coscienza, si possono trarre molti profitti, prima di tutto personali e per la propria famiglia. Un presidente del governo di uno stato Europeo all’inizio del ventesimo secolo era molto onesto e durante la campagna elettorale ha invitato gli elettori di non votare per l’opposizione con queste parole: “Noi abbiamo già rubato e siamo abbastanza a posto. Se votati i parlamentari nuovi loro devono iniziare (a rubare) da capo e vi costeranno molto di più”. E se vi interessa chi è stato così “onesto”, posso dirvi che si chiamava Nikola Pasich, presidente del governo serbo.

Ma supponiamo che le cose vadano bene e che si formeranno i veri stati democratici. Questo ci fa piacere, il fatto che anche gli altri popoli possano godersi la liberta e la prosperità economica, quest’ultima spesso legata alle condizioni politiche di un paese (in effetti non mi risulta che da qualche parte del mondo si vive bene in un sistema non democratico). Il processo è partito dal basso, dai cittadini insoddisfatti e questo è un buon presupposto per lo sviluppo, nel senso che il processo non è stato portato dal esterno, come è successo nel Iraq e nell’Afganistan. Ma fermiamoci per un momento e vediamo che cos’è la democrazia. E’ la dittatura della maggioranza. E’ proprio così in quanto le leggi, le decisioni, i valori, i rapporti con gli altri, cioè tutto quello che importa nella vita di uno stato è fatto come piace a maggioranza dei cittadini, quelli che sono riusciti ad eleggere i propri rappresentanti. E questo vuol dire che spesso la minoranza, anche nei casi quando si ha preso questo epiteto per un voto solo, è insoddisfatta. La democrazia per se non è né buona, né cattiva, è relativa, cioè dipende dal punto di vista delle persone che la stanno giudicando, dai valori che loro portano dentro, nel cuore e nella testa.

Vediamo un solo aspetto legato ai potenziali nuovi stati democratici di cui abbiamo parlato in precedenza. Sono gli stati arabi e gli arabi non amano molto lo stato di Israele. Un nuovo governo democratico che porta avanti i valori del proprio popolo potrebbe decidere di annientare lo stato ebraico. E questo non mi sembra una cosa bella e buona, ma il rischio c’è. La conferma sta anche nel fatto che l’Israele è uno dei pochi paesi che supporta il presidente egiziano Mubarak in questo momento ed è la prova che è presente anche una paura per quello che potrebbe succedere domani. Mubarak non è mai stato alleato di Israele, ma sotto le pressioni esterne e per le proprie convenienze ha sempre garantito la pace tra questi due paesi. E ci sono anche le altre paure legate all’influenza della religione islamica sul nuovo assetto; a molti viene in mente quello che è successo in Iran dopo che sia stato rimosso il dittatore del turno.

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